Apporti Critici

“Occhio dorato(del precipizio) scura pazienza(della fine)” Georg Trakl di Valerio Dehò

Andrea Silicati, pittore, inventa una propria tecnica personalissima per evadere dalla prigione della tradizione. Usa il contagocce per distillare lacrime cromatiche sulla carta giapponese che abitualmente viene adoperata per il restauro. Ma non vi è nulla a che vedere con il tachisme, quanto invece una rivisitazione originale della figurazione che assume toni imprevisti. Infatti le carte montate a strati su tela restano tali con il loro trasudato colore, con la loro sottile percezione grafica, quasi una memoria che vaga tra pittura e disegno. Una pittura non pittura, un segno disfatto, irregolare e per questo interessante, proprio perchè la classicità dei corpi ricamati d’intensità rosse, verdi, gialle e blu risulta da un lavoro in cui la variabile temporale riappare come contenuto concettuale, non come tradizione del dipingere e del ritirarsi (da mondo).

Scarica la recensione in pdf

ANÈR ANDRO(PÒ)S di Gianluca Marziani

La pittura recente si alleggerisce, perde peso specifico, scivola tra misteriosi galleggiamenti e sospensioni aeree della materia formale. Sia chiaro, non si tratta di sottrazione del senso e dei valori concettuali, al contrario il diradarsi gestisce il contenuto attraverso un (di)segno dai modi più liquidi o gassosi. Accade ormai di frequente che gli approcci al dipingere dialoghino con la natura primaria del disegno, con quel modello perimetrale che esalta le superfici lungo la pura dimensione del vuoto (ricreato con il bianco o qualsiasi monocromia del fondale). Era da tempo che pittura e disegno non tessevano un dialogo così empatico, fatto di esili distanze che si trasformano in armonia filologica dei linguaggi. Scompare la vecchia dicotomia tra due modelli espressivi che invece si appartengono per natura atavica. Oggi lo scheletro del disegno entra nel sistema muscolare della pittura, alimentando la circolazione energetica delle varie figurazioni.

Scarica la recensione in pdf